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Coaching aziendale: qual è la formula segreta di una grande performance?

La mia attività di coaching aziendale parte da una formula. La definirei “magica” se non fosse che, per renderla reale, non serve una bacchetta ma un intenso e profondo lavoro su sé stessi. Un lavoro da parte degli AD, che con il mio aiuto migliorano la performance conseguita all’interno dei loro ruoli manageriali e di direzione.

In cosa consiste questa formula? Vediamola nel dettaglio.

Motivazione + Credenze + Azioni + Soft Skills + metodo = Performance

La performance è costituita da una serie di elementi che, collegati e interconnessi tra loro, concorrono a ottenere il risultato prefissato. Ovviamente la performance da raggiungere non va considerata a sé stante, ma in relazione sia al contesto di ruolo che all’ambiente in cui l’AD si muove.

Il primo elemento della formula è la motivazione. E non può essere altrimenti, perché la motivazione è la scintilla che mette in moto l’ingranaggio. Senza la motivazione, a mancare è il motivo per cui un manager dovrebbe contribuire alla crescita, innovare, prendersi in carico i problemi.
La motivazione è il desiderio, la spinta ad andare avanti: il buon leader è colui che è in grado di motivare il suo team, di dare una direzione a questa motivazione, un focus di attenzione, e mantenerlo alto nel tempo.
È necessario ricordare che la motivazione, per sua natura, non dura molto nel tempo. Ha bisogno di essere rinnovata e nutrita costantemente. La motivazione è legata al senso di appartenenza ad un progetto, alla consapevolezza di fare la differenza, alla sensazione di sentirsi apprezzati dai superiori e colleghi. Insomma, prendersene cura è una cosa da leader!

Il secondo elemento invece sono le credenze, il software della nostra mente. Sono il frutto della nostra esperienza, di quanto abbiamo appreso nel tempo e di cosa ci hanno insegnato. Sono le credenze a guidarci al 100% nelle scelte che facciamo, e la cosa più affascinante è che non le abbiamo scelte!
Le credenze sono qualunque affermazione noi diciamo a noi stessi e agli altri. Ad esempio, quando dici: “i venditori dovrebbero avere un tablet per mostrare le foto al cliente ma se glielo prendo tanto poi non lo usano” oppure “io dovrei fare questa analisi ma tanto poi l’ufficio acquisti non la guarda”. O ancora “il marketing è utile solo per le aziende di un certo tipo”: come puoi immaginare frasi di questo tipo influenzano al 100% azioni, aspettative e risultati.
Qual è quindi il rapporto tra la nostra performance e le credenze? Quando cresciamo come persone e come leader? Quando sviluppiamo la capacità di porci il dubbio su ciò che crediamo fermamente, è proprio lì che ci rediamo conto se ciò che consideriamo giusto, sbagliato, sicuro, conveniente è ancora “al passo con i tempi”, coerente con le nuove tecnologie, le consuetudini e le aspettative dei clienti.

Il terzo elemento sono le azioni. Il miglior modo infatti di condurre un team è quello di dare l’esempio, perché, alla fine della giornata lavorativa, sono le azioni che valgono sulle parole. Gli ingredienti delle azioni sono le capacità manageriali, chiamate anche soft skills (il quarto elemento della nostra formula).
Appare di maggior spessore un AD in grado di saper comunicare con enfasi un progetto strategico ben articolato, creando coinvolgimento, gestendo anche i conflitti con maestria in una riunione ben organizzata, piuttosto che un AD focalizzato solo sulla lettura di un bilancio ma senza la capacità di coinvolgere i suoi ascoltatori.
Queste competenze sono fondamentali per riuscire a mettere a segno una grande performance. Le abilità comunicative, la predisposizione al dialogo e all’ascolto, le capacità organizzative, la gestione dell’area emozionale e dell’area innovativa sono le qualità che permettono all’AD di farsi seguire dal team senza riserve e non solo per carica ricevuta.

Infine il metodo, elemento fondamentale per perseguire lo scopo, un sistema definito permette all’AD e al suo team di non perdersi e di seguire un percorso netto, preciso, dritto alla meta. Il metodo è di fatto l’insieme delle azioni che ripetutamente mettiamo in atto, utilizzando strumenti tecnici. La questione è che i metodi nascono di giorno in giorno attraverso la storia stessa dell’azienda, e bisogna occuparsi di rinnovarli nel tempo e di renderli coerenti con l’evoluzione delle cose.

Questa formula è alla base di qualunque mia attività di coaching aziendale, sia nei confronti delle singole persone, sia nei confronti del team. Se parliamo di performance di squadra, questa formula deve tenere conto necessariamente anche degli aspetti di relazione tra le diverse tipologie di personalità.
Divenire consapevoli degli elementi che danno origine ad una performance individuale o di team mette l’AD nelle condizioni di sapere cosa osservare, sia del manager che dell’ambiente aziendale, e quindi di definire un piano di intervento per migliorare la qualità e stabilità dei risultati dell’azienda.

Adesso che sai a quale schema riferirti, inizia a chiederti:
quali sono gli elementi più deboli nel mio team e di me stesso?
quali disappunti stanno generando questi elementi nel mio contesto strategico?
come posso intervenire?

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Sono un trainer e un business coach e da oltre trentacinque anni mi occupo di aziende.
Mi sono specializzato nelle performance delle persone all’interno dei loro ruoli dirigenziali o di direzione, in termini di motivazione, credenze, azioni, capacità soft skills e metodo.